
E' tempo di bilanci per gli azzurri di Mallett.
Non vorremmo, però, che anche sul rugby iniziasse lo sport preferito dagli italiani: fare l'allenatore e buttare la croce addosso al coach di turno.
Tre test match per l'Italia e tre sconfitte, un bilancio sicuramente negativo ma che fa registrare comunque buoni sprazzi di gioco, accumulo di esperienza internazionale da parte dei nuovi innesti, grandi conferme come Parisse e Andrea Masi.
E' vero, bisognava fare di più. L'Italia perde anche con i Pacific Islanders per 17 a 25 disputando la prestazione peggiore dell'autunno. E' vero, l'Italia esce dalle migliori dieci del mondo. Però...
Il problema è sempre quello da tanti anni, ormai, e non è il campo, o la condizione fisica o le qualità tecniche. E' l'abitudine a giocare sempre e comunque, nell' alto livello, ad avere parametri arbitrali che garantiscano continuità, a veder crescere dietro di sé un movimento di professionisti che si dedica ai ragazzini, allo staff medico-nutrizionale, alla crescita delle società intermedie e dei Comitati Regionali.
E allora?
Allora va bene il risultato, va bene la striscia negativa dei test match. Ma forse qui più che i tecnici dovrebbero cominciare a parlare i dirigenti e ad assumersi le proprie responsabilità.
Super team? Selezioni? Accademie?
E' urgente una crescita di sistema del rugby italiano, non solo per competere nelle Coppe Europee ed in campo internazionale ma per il bene dello stesso movimento nazionale. Più spettacolo significa più sponsor, più televisioni, più partecipanti, più competizione.
Questo non significa cancellare le realtà di provincia, anzi fargli svolgere un ruolo di forza all'interno delle selezioni per come è diffuso il nostro rugby nazionale.
Cioè l'appello sarebbe: mettete da parte i vostri orticelli.
Dondi batti un colpo!!